Rains Retreat, il ritiro spirituale monsonico

Carriera, relazioni, stile di vita.

Il ritiro spirituale monsonico dei monaci buddhisti, noto anche come Vassa o Rains Retreat, è una pratica tradizionale che si svolge durante la stagione delle piogge nei paesi buddhisti della Theravāda, come Sri Lanka, Thailandia, Myanmar, Laos e Cambogia.

Durante questo periodo, i monaci si impegnano a restare in un unico luogo per un periodo di tre mesi — dalla luna piena di luglio alla luna piena di ottobre — e si concentrano sulla pratica spirituale intensiva e sulla meditazione, dedicando meno tempo all’insegnamento e all’interazione sociale con i laici.


La pratica spirituale per superare le avversità

L’origine di questo ritiro spirituale monsonico risale ai tempi del Buddha stesso. Secondo la tradizione, infatti, quando il Buddha si stabilì a Rajagaha, un re si preoccupò di dare conforto e riparo ai suoi monaci durante la stagione delle piogge e, per risolvere il problema, il Buddha istituì il ritiro monsonico, permettendo così ai monaci di stare insieme e dedicarsi alla pratica spirituale senza essere disturbati dalle intemperie.

Durante questi mesi, i monaci vivono principalmente all’interno dei monasteri o dei templi, concentrandosi sulla meditazione, lo studio dei testi sacri e la pratica delle regole monastiche. Questo periodo offre loro l’opportunità di approfondire la comprensione della dottrina buddhista; di raggiungere uno stato di calma interiore e contemplazione; una maggiore disciplina e un maggiore isolamento dai desideri mondani.

Connessione e partecipazione

Il ritiro monsonico dei monaci buddhisti è una pratica di grande importanza nella tradizione buddhista Theravāda. Oltre a offrire un periodo di ritiro e riflessione per i monaci, il Vassa rappresenta anche un momento di connessione e sostegno tra la comunità dei fedeli laici e la comunità monastica.

Durante questa stagione, infatti, i laici possono partecipare alle cerimonie, offrire cibo e supporto materiale ai monaci e impegnarsi in pratiche spirituali più intense; mentre al termine di questo lungo periodo, avviene la cerimonia di Katina, in cui la comunità buddhista offre ai monaci nuovi abiti e altri doni. Questa pratica segna la fine del Vassa e rappresenta un ulteriore importante momento di generosità e sostegno per i monaci.

La giornata nazionale della solitudine

Leo Chalupa, neurobiologo e ricercatore presso la George Washington University, nel 2006 ha scritto un saggio sostenendo che gli americani, oberati di lavoro e totalmente dipendenti dalla tecnologia, dovrebbero prendersi un’intera giornata di assoluta solitudine. Dunque rinunciare a libri, film, televisione, messaggi e interazioni sociali di qualsiasi tipo. Si tratterebbe di trascorrere del tempo da soli, con i propri pensieri, liberi da distrazioni. Chalupa sostiene che una giornata nazionale di assoluta solitudine farebbe molto di più per il benessere mentale di tutti gli americani, rispetto a qualsiasi altro programma.

Nel 2009, Sam Anderson ha scritto che nonostante la tecnologia abbia reso la nostra vita più facile e l’intrattenimento più accessibile, il pensiero puro, senza adulterazioni e privo di distrazioni, è diventato un lusso. L’autore afferma che ciò di cui abbiamo realmente bisogno è la libertà di pensare senza condizionamenti, di un vagabondaggio mentale libero-associativo essenziale per il processo creativo.

Prendersi del tempo per se stessi

In entrambi i casi, l’argomento riguarda l’importanza di prendere del tempo per noi stessi, lontano dalla frenesia e dalle continue distrazioni. L’idea di trascorrere una giornata di assoluta solitudine ci offre la possibilità di dedicarci alla riflessione interiore, al libero pensiero e alla creatività senza vincoli esterni. Questo rigenera la nostra mente, ci permette di riconnetterci con noi stessi e di esplorare nuove idee e prospettive.

In un’epoca in cui siamo costantemente connessi e bombardati da stimoli dall’esterno, la solitudine diventa un’opportunità preziosa per coltivare la nostra salute mentale, promuovere la nostra creatività e sviluppare una maggiore consapevolezza di noi stessi. È durante questi momenti di silenzio e solitudine che possiamo davvero ascoltare i nostri pensieri più profondi, confrontarci con noi stessi e sperimentare una crescita personale significativa.

Il ritiro spirituale, per il nostro benessere

Il ritiro spirituale può essere un’opportunità per immergersi in pratiche meditative e contemplative, apprese da tradizioni spirituali orientali come il Buddhismo, l’Hinduismo o il Taoismo. La meditazione, in particolare, ha dimostrato di avere numerosi benefici per la salute mentale, aiutando a ridurre lo stress, a migliorare il focus e a promuovere un senso di pace interiore.

Quando ci concediamo momenti di assenza di distrazioni e di vagabondaggio mentale, la nostra mente ha la libertà di fare nuove connessioni, di generare idee originali e di esplorare soluzioni innovative. Questo processo di pensiero non strutturato e libero-associativo può essere fondamentale per stimolare la creatività e l’innovazione.

Momenti di solitudine e silenzio offrono un’opportunità di riconnessione con se stessi, di esplorazione interiore, di coltivazione della spiritualità e di equilibrio. Dedicare del tempo per ritirarsi, permette di riscoprire la propria autenticità e di prendersi cura del proprio benessere psicologico e spirituale.

Per approfondire:

La cura del silenzio, di Kankyo Tannier

Il dono del silenzio, di Thich Nhat Hanh

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