La meditazione camminata Kinhin, i benefici per corpo e mente


La meditazione camminata Kinhin è una pratica preziosa che ci invita a portare la consapevolezza nel nostro movimento, passo dopo passo.


È nato tutto quasi per caso. Camminavo da solo, come faccio spesso. È un momento che dedico a me stesso. Un modo per prendermi cura di me, lontano da tutto il resto. Ero in uno dei tanti sentieri che frequento. Il profumo della terra umida, il rumore dei passi sulle foglie secche, la luce tra i rami. C’era qualcosa in quelle camminate che mi faceva stare bene. Il movimento, l’aria aperta. Era qualcosa che mi succedeva dentro mentre il corpo si muoveva.

Praticavo già da anni, e l’idea di camminare con consapevolezza l’avevo sempre avuta. Quando camminavo così, presente, senza fretta, sentivo il corpo alleggerirsi insieme alla mente. I pensieri rallentavano, il respiro trovava il suo ritmo, e a un certo punto non c’era più differenza tra me e il sentiero. Solo movimento, presenza. E una specie di gioia quieta.

Solo dopo ho scoperto che quella cosa aveva un nome. Si chiama Kinhin, ed è una pratica antica, nata nei monasteri zen come ponte tra una sessione di meditazione seduta e l’altra. Quando l’ho incontrata nei libri, ho riconosciuto qualcosa che già mi apparteneva.

La parola Kinhin viene dal cinese e significa qualcosa come “camminare avanti e indietro”. Le origini sono antiche, probabilmente precedenti al buddismo stesso. Nei monasteri zen si pratica tra due sessioni di meditazione seduta, per sgranchire il corpo senza interrompere la presenza mentale. Si cammina lentamente, in cerchio o lungo un percorso, sincronizzando il respiro con i passi. Un’inspirazione, un passo. Un’espirazione, un altro passo. A volte ancora più lento: mezzo passo per ogni respiro.

Ma io non l’ho conosciuta in un monastero. L’ho conosciuta sui sentieri, senza sapere che aveva un nome, senza conoscere la tecnica. Il corpo aveva trovato da solo quel ritmo, quel modo di muoversi che non è più camminare per andare da qualche parte, ma camminare per stare dove sei.

Ed è questa la differenza. Quando camminiamo normalmente, la testa è già arrivata. Sta pensando a cosa faremo dopo, a cosa è successo prima, a cosa dobbiamo ricordarci. Il corpo è qui, ma noi siamo altrove. Nella Kinhin è il contrario. Porti l’attenzione ai piedi, al contatto con il suolo, al peso che si sposta da una gamba all’altra. Senti il movimento dall’interno. E la mente, che non ha più dove scappare, si quieta.

Non è una tecnica complicata. Non servono istruzioni elaborate. Basta rallentare, sentire il respiro, lasciare che i passi trovino il loro tempo. Puoi farlo in casa, in un corridoio, in giardino. Oppure in un bosco, su un sentiero, con l’ambiente intorno che ti accompagna.

Io lo faccio spesso sul Vesuvio. Da solo, in silenzio, con il rumore del vento tra gli alberi e il battito del cuore che rallenta. Ogni volta è diverso, e ogni volta è lo stesso. I piedi toccano terra. Il respiro si fa lungo. E per qualche minuto il mondo si semplifica e a un certo punto ti accorgi che non stai più pensando a camminare. Stai solo camminando. Il corpo si muove, la mente è presente, e tutto il resto si allontana.

È difficile spiegare perché funziona. Forse perché il corpo in movimento tiene la mente occupata quel tanto che basta per non farla vagare. Forse perché il ritmo lento obbliga a stare nel presente — non puoi camminare così piano e pensare ad altro, non funziona. O forse è più semplice, siamo fatti per camminare, lo facciamo da millenni, e quando lo facciamo con attenzione torniamo a qualcosa di antico, qualcosa che il corpo riconosce.

Camminare fa bene, questo lo dicono tutti. Fa bene al cuore, alla circolazione, ai muscoli. Il cervello rilascia endorfine, l’umore migliora, lo stress si abbassa. Ma c’è un altro livello, meno misurabile. Quando cammini con presenza, non stai solo facendo esercizio. Stai coltivando un modo di stare al mondo. Un modo che non ha fretta, che non giudica, che non cerca di arrivare da nessuna parte.

E poi c’è una cosa che ho scoperto col tempo: la Kinhin ti segue fuori dalla pratica. Dopo un po’ che la fai, ti accorgi che quel modo di camminare comincia a comparire anche quando non stai praticando. Al supermercato, per strada, mentre porti fuori il cane. Ti ritrovi a rallentare, a sentire i piedi sul pavimento, a notare il respiro. Non perché ci stai pensando, ma perché il corpo ha imparato qualcosa e lo ripete da solo. È una cosa piccola, ma cambia la giornata.

Non serve molto per iniziare. La prossima volta che esci a fare due passi, prova a rallentare. Senti i piedi che toccano terra, uno dopo l’altro. Lascia che il respiro si accordi al movimento. Non devi andare da nessuna parte in particolare. Non c’è un obiettivo, non c’è una meta. C’è solo il passo che stai facendo adesso. E poi quello dopo.

Magari scopri che la meditazione non è solo stare seduti in silenzio. A volte è muoversi, lentamente, con tutto te stesso presente in quel movimento.

Un passo alla volta.

Domenico Catapano

Kinhin

Il termine Kinhin deriva dalle parole cinesi “jing” (che significa “andare attraverso”, come un filo in un ago) e “xing” (che significa “camminare”). Letteralmente, “Kinhin” si traduce come “camminare avanti e indietro”.

Le origini esatte di questa pratica sono incerte, ma sappiamo che l’atto di camminare meditando è diffuso da millenni in molte religioni e tradizioni spirituali. Si ritiene che la meditazione camminata sia legata a doppio filo al buddismo, ma esistevano diverse forme di contemplazione che coinvolgevano il camminare molto prima della nascita del buddismo.

Nel Sutra del Loto, il Buddha è descritto come la creatura più rispettata e amata che camminava su due piedi.

Benefici della meditazione Kinhin

  • La meditazione Kinhin è indicata per chi ha difficoltà a restare seduto per lunghi periodi o ha condizioni fisiche che impediscono la posizione seduta.
  • È utile nei ritiri di meditazione, permettendo di sgranchire le gambe senza interrompere il processo meditativo.

Quando ti immergi in questa pratica, lasci che i tuoi piedi si muovano con grazia e consapevolezza. Ogni passo diventa un momento di presenza, un’opportunità per connetterti con il mondo intorno a te. I tuoi sensi si risvegliano: se decidi di frequentare i momenti di consapevolezza all’aria aperta, prova a sentire la terra sotto i piedi, ascolta il fruscio delle foglie, respira l’aria fresca. È come se la tua mente si aprisse a nuove prospettive, come se le preoccupazioni quotidiane si dissolvessero nel vento.
E mentre cammini apprezza la bellezza del momento presente. Non c’è fretta, solo il ritmo costante dei tuoi passi e la sensazione di essere parte di qualcosa di più grande.

Prova a farlo con la consapevolezza

La prossima volta che ti trovi a fare una passeggiata, prova a farlo con la consapevolezza di un praticante di Kinhin. Chiudi gli occhi per un istante e senti la terra sostenerti; respira profondamente e lascia che il movimento ti guidi.
Potresti scoprire che la meditazione può essere ovunque, anche nel semplice atto di camminare. Oltre al fatto che camminare, di per sé, è un vero toccasana per il nostro benessere. Non solo ci aiuta a mantenere un peso sano e a migliorare la circolazione, ma ha anche effetti positivi sulla mente. Durante una passeggiata, infatti, il nostro cervello produce endorfine, gli ormoni della felicità, che ci fanno sentire più rilassati e soddisfatti. Inoltre, l’aria aperta e la luce del sole contribuiscono a ridurre lo stress e migliorare l’umore.

Libri consigliati

Kin-Hin. Meditare camminando. Passo dopo passo raggiungiamo la tranquillità interiore, di Marc Lestal e Claudine Turla